CHANGE!!! Scolpire il cambiamento….

Con la testa e con il cuore ancora alle sculture umane dello scorso incontro e la richiesta di fare dei cambia-menti. Due sculture, sentimenti di angoscia e depressione contenuti in lunghissime braccia, in una amore e comprensione e nell’altra quella forza strepitosa che è la resilienza. Dopo una settimana di “vita vissuta” cosa cambiare? Quali emozioni lasciare e quali evidenziare di nuove?
Si rimette in scena la prima scultura, dove sentimenti quali la fatica e la tristezza che la facevano da padroni nell’incontro precedente, oggi lasciano il posto ad aspetti più giocosi e leggeri. Gli stati d’animo della giornata influenzano i pensieri e le azioni.
L’invito poi a realizzare una nuova scultura umana: tutti in fila, stupiti e incuriositi di fronte a qualcosa di diverso, non per forza malato, solo diverso. Niente aspetti grotteschi. Solo quella curiosità che tutti proviamo verso chi è altro da noi. Finalmente un “diverso” che non si lascia intimorire dall’insistenza degli sguardi penetranti ma che sorride…lo stesso sorriso che si offre alla vita.
Infine la rappresentazione di un cambiamento in movimento. Già perché la vita non si ferma, non è statica ma continua ad evolversi e mutare. Due punti sicuri, da cui si parte, ai quali si arriva e dove a volte si torna. Due mani strette. Passi lenti ma sicuri. E’ cosi che avviene il cambiamento. Insieme si è più forti. I legami che costruiamo nella vita sono quelli che ci fanno sentire forti nell’affrontare le sfide della vita e ci permettono di guardare fiduciosi ai cambiamenti.
Elena B.

CHANGE!!! Scolpire le emozioni.

Attesa e curiosità per il senso incontro di Change, dove il cambiamento sarà rappresentato attraverso i nostri stessi corpi “scolpiti” da uno scultore secondo il metodo delle “sculture di Onnis”.
Dopo una breve spiegazione di questo metodo, che consiste nella rappresentazione di un’idea o un evento fatta da uno dei componenti del gruppo (lo scultore) “utilizzando” il materiale umano a disposizione, ossia i suoi stessi compagni (più facile a farsi che a dirsi), siamo passati alla realizzazione. La prima scultura ha voluto rappresentare la depressione e l’angoscia, abbracciata amorevolmente da un’educatrice e da una figura rappresentante l’amicizia che con le sue lunghe braccia accoglieva la depressione. Le emozioni vissute e raccolte dal facilitatore inducevano tutte in questa direzione, e anche chi ha svolto il ruolo di materiale plasmato, ha percepito le stesse sensazioni di grossa fatica e tristezza. Memorizziamo bene questa descrizione perché vedremo come una settimana di vita vissuta da qui al prossimo incontro, modificherá la scultura, sia come impostazione dello scultore, che come emozioni vissute e rappresentate.
La seconda scultura rappresentava invece ció che ci schiaccia e da cui tentiamo di proteggerci; le sensazioni vissute erano in questo caso stemperate dal portamento fiero di chi inscenava l’idea, portamento che in quel contesto rimandava molto l’idea della resilienza di fronte alle fatiche della vita.
In conclusione, un incontro interessante, che ha permesso di approfondire i legami che si sono creati nel gruppo attraverso la condivisione di emozioni e pensieri profondi e attraverso la messa in gioco di noi stessi.

CHANGE!!! Horror vacui…..

Un foglio bianco che può spaventare, ma che è anche portatore di enormi opportunità… Su questo enorme foglio bianco abbiamo lavorato insieme, ognuno per un minuto, passando poi i colori a chi ci seguiva. Ci accompagnavano tante emozioni: curiosità di vedere come il lavoro iniziato da una persona sarebbe stato sviluppato dalle altre, speranza che non fosse toccato per poterlo proseguire come lo si aveva in mente, fiducia che Nadia, l’arteterapeuta, ci avrebbe aiutato a leggere e capire l’eventuale delusione di fronte all'”interferenza” altrui, consapevolezza che l’esito di un lavoro a più mani sarebbe stato una cosa davvero nuova per tutti, non la somma di noi ma un’entità a sé seppur fatta di noi. Tutti aspetti che hanno qualcosa a che vedere anche con il percorso di recovery …curiosità, speranza, fiducia, consapevolezza, coproduzione…
Il passaggio successivo è stato quello di non più avere un grande foglio comune, ma ognuno un suo foglio, su cui imprimere un segno e da passare al proprio vicino allo scadere di un minuto. È così che dopo il giro completo del tavolo, il cambiamento avvenuto nell’opera quasi l’ha resa irriconoscibile al suo primissimo autore… Con stupore e quasi incredulità abbiamo osservato quanto prodotto, incuriositi da chi avesse aggiunto al nostro disegno uno o l’altro particolare, una frase, un’intera metamorfosi come quella di un cerchio trasformatosi, passaggio dopo passaggio, in un pesce guizzante…e forse anche qui può risuonare qualche affinità con il percorso di recovery.
Ecco cosa è avvenuto nuovamente in quella stanza: una grande opera di trasformazione puntualmente fotografata e qui brevemente narrata
Ilaria L.

CHANGE!!! Il luogo delle possibilità.

ajaxmail

Naturalmente emozionata. La voce un po’ rotta. Percepisco però la positività del luogo che andremo a costruire insieme. Le persone mi osservano curiose, un po’ timorose. Qualche segno di assenso verso le mie parole e gli occhi curiosissimi di catturare le immagini proiettate. Scorgo anche la paura di mettersi in gioco, che è un bene perché ci protegge. Riusciremo ad alleviarla?
“Io voglio cambiare” è il titolo ad effetto della prima diapositiva, ma l’immagine è ancora più forte delle parole. Pian piano il ghiaccio si rompe. Inizia la timida danza di chi si espone, condividendo il suo pensiero. Le testimonianze sono forti di emozioni e le accolgo con cura. Deposito anch’io qualche idea nelle loro mani, nella speranza che qualcuno ne colga la possibilità di un lieve cambiamento, affascinato e incuriosito dall’innovazione.
Poi la proposta di lavorare con i materiali irrompe nella stanza e la rende più viva. Colori sparsi, dita sporche e rumori di carta strappata abitano il luogo delle possibilità. Le persone si lasciano andare sul foglio e rimane impressa una parte di loro da condividere. C’è qualcuno che si rifugia alla finestra, fra le scure linee del foglio e penso che anche questa persona, costruendosi il suo spazio, cerca una timida possibilità da percorrere.
A lunedì!
Nadia

CHANGE!!! Capitolo 3: la gioia del cambiamento

…E poi ti trovi in una stanza con persone che mai avresti pensato di incontrare, ma che in fondo speravi di farlo. E mentre loro recitano a modo loro la favola di Cappuccetto rosso, senti a un certo punto l’istinto irrefrenabile di metterti in gioco, intervenendo anche tu nella scena e improvvisando un personaggio dall’accento diverso dal tuo, anche se il tuo ruolo in quel momento è un altro, anche se mai avresti pensato di riuscire a fare una cosa in fondo così semplice, ma maledettamente complicata. E questo è quello che è successo al terzo incontro di Change, fantastica esperienza che sto avendo la fortuna di fotografare con gioia. Gioia e la parola che più di tutte risuona in quelle due ore di tempo, in cui tutti sperimentiamo la possibilità del cambiamento, indipendentemente dal ruolo che ognuno ricopre in quel momento perché in quel momento i ruoli si fondono in un’armoniosa sinfonia di sorrisi.

CHANGE!!! Secondo incontro: oggi abbiamo tentato…….

Al secondo incontro di CHANGE!!! abbiamo tentato di essere sciolti nel posare per una fototessera, tentato di “lanciare” al centro del cerchio il nostro nome e di andarne fieri, tentato di pendere un ritmo con il gruppo e far nascere una sincronia, una sincronia di Persone. Che potenza il gruppo…ti sostiene, ti sprona, ti suggerisce quando tu non sai che dire e allo stesso tempo ti fa fare fatica, ti fa provare emozioni, ti fa sentire agitato. Oggi le emozioni circolavano e nessuno si è tirato indietro.
Abbiamo tentato di vederle da vicino.
Abbiamo tentato di trasformarci in piante: piccoli semi che lentamente crescono, si innalzano verso il sole, tra pioggia e vento, fino a diventare piante…e che piante!!! Pensate è nato perfino un ulivo, un salice piangente, un pino, un’edera, dei fiori profumati e di montagna. Sembrava impossibile ma ci siamo riusciti. Il nostro corpo si può trasformare…possiamo essere altro rispetto a ciò che siamo sempre. Possiamo comunicarlo, certo questo implica uno sforzo, uno sforzo da entrambe le parti, chi ascolta e chi cerca di dire, di raccontare qualcosa di se ma ci apre al mondo.
Abbiamo tentato di giocare con quelle parti di noi che non ci piacciono, che lasciamo spesso in un angolo o che teniamo lontano perché non ci appartengono. Sentirle nel corpo e nella voce non è stato facile…può spaventare, per certi versi fa quasi tremare. Ma il gruppo è lì, ti tiene. Ti sorride. Ti accoglie.
Abbiamo tentato di avvicinarci alle carezze. Sconosciute. Stare vicino all’altro, senza invaderlo ma in ascolto. Una forma di ascolto attenta e raffinata. L’altro che non minaccia ma fa sentire la sua presenza, il suo Esserci.
Oggi abbiamo tentato molto. Ed questo tentare che apre la via al cambiamento. Grazie.
Elena

CHANGE!!! Capitolo 1

“mi piace molto stare in gruppo e imparare cose nuove”…

Questa è l’affermazione che, prima fra tutte quelle raccolte nei minuti iniziali dell’incontro N°1 di “Change, fotografare e narrare il cambiamento tra corpo, mente e spirito”, mi è risuonata, facendo vibrare le mie corde interiori. Sarà che l’essenza costituente e il valore aggiunto dell’entità “gruppo” è il piacere di essere insieme, di poter condividere un percorso, di creare il “nostro” gruppo formato da tutti noi e qualcosa in più…è la voglia di essere proprio lì, il piacere di dare e ricevere qualcosa in un’ottica di reciprocità che ben si accompagna a ciò che vorremmo condividere, l’idea che il cambiamento è possibile e perlopiù lo è quando ci crediamo e ci attiviamo per produrlo. Reciprocità, crederci, attivarsi… tutti termini che da tempo ormai mastichiamo nel solco del concetto di recovery, un concetto che un po’ apprendi, ma che perlopiù vivi e cerchi di incarnare al meglio, che tu sia utente, operatore o familiare.
L’affermazione che mi ha colpito non è che uno dei petali dei fiori sbocciati durante le due ore che abbiamo condiviso; a noi tutti noi è stato proposto di presentarci scrivendo degli aggettivi che ci descrivono sui 4 petali di un fiore di carta che ci è stato consegnato. Al centro del fiore c’era il nostro nome (per chi la conosce, ci sentivamo molto Patricia Deegan), e attorno le caratteristiche che abbiamo scelto per presentarci al gruppo. Il giardino formato da tutti i fiori si è subito delineato come un giardino semplice, essenziale, profumato di umanità, emozioni e sentimenti belli, con, come in ogni giardino, qualche petalo un po’ rovinato dalle intemperie; e come ogni giardino, con la potenzialità di diventare ancora più rigoglioso grazie alla cura e all’attenzione che tutti reciprocamente metteremo nel coltivarlo, facendo e condividendo delle esperienze.
Esperienze, sperimentare, agire e sporcarsi le mani…. e fotografare e narrare l’esito di queste nostre azioni; è quello che faremo in questi 8 incontri, dopo che ieri ci siamo conosciuti e abbiamo parlato (e molto ascoltato, mi perdoneranno per la parte teorica?) di cambiamento e scala del cambiamento, e di come sia essenziale credere che questo sia possibile per uscire da una dimensione di passiva accettazione dell’aiuto.
“Se cerchi la persona che può cambiare la tua vita…guarda nello specchio!”

Ilaria L.

GUARIRE SI PUÒ?

Noi ospiti di questa comunità ci chiediamo quali siano le nostre aspettative per il futuro, se guarire è possibile. Se è possibile andare oltre le proprie paure e preoccupazioni. Durante uno degli incontri per il progetto Blog abbiamo letto delle frasi dal libro: “Recovery. Nuovi paradigmi per la salute mentale”. Queste sono alcune delle frasi che più ci hanno colpito:

-La malattia mentale come “processo autenticamente personale, avviato ad un certo punto del decorso e caratterizzato da un impegno attivo del paziente nel tentativo di ripristinare un certo grado di controllo sulla propria vita e di recuperare potenzialità e aspettative di realizzazione di sé”.

-Recovery “non implica primariamente una riduzione dei sintomi o dei deficit, né il ritorno ad un preesistente stato di salute. Richiede piuttosto che il disturbo mentale venga considerato come solo uno degli aspetti della persona nella sua totalità”.

Dietro ogni storia di malattia, di difficoltà, di sofferenza c’è una persona con i suoi sogni, i suoi desideri, i suoi sentimenti e le sue qualità.

Qualunque sia il proprio passato ognuno desidera avere un presente ed un futuro migliore, con l’obiettivo di riuscire a focalizzare le proprie debolezze, i propri problemi per affrontarli ed accettarli.

La guarigione può significare tornare ad un perfetto stato di salute fisico o mentale oppure riuscire a vivere la propria vita in maniera soddisfacente, anche se alcune ferite del corpo e dell’anima si potrebbero protrarre per tutta la vita. Riuscire a dare un significato alla propria vita nonostante ci possano essere delle zone d’ombra e delle difficoltà.

Sarebbe importante, dunque, parlare di accettazione delle proprie debolezze e riconoscimento dei propri punti di forza.

Non bisogna permettere alla sofferenza di far diminuire la sicurezza in sé stessi.

Prima di tutto è importante riconoscere che c’è un problema/dei problemi che ci fanno stare male. Questo però non deve impedirci di riconoscere che ognuno può trovare dentro sé stesso le risorse e la forza per affrontare la sofferenza e il fatto di avere bisogno dell’aiuto di strutture specializzate come la nostra comunità.  È importantissimo che strutture e operatori si attivino concretamente per aiutare le persone e renderle protagoniste del proprio percorso. Nonostante le difficoltà, ognuno può scoprire dentro di sé le risorse per stare bene e per costruire un presente e un futuro sereno.

Guarire si può!

IL NOSTRO NATALE

Le vacanze sono finite e ricomincia l’attività del Blog.

Alcuni di noi vorrebbero raccontare come hanno trascorso le feste.

Giorgio: “Io ho passato delle belle feste, in armonia. Sono stato quasi sempre all’esterno della Comunità, respirando aria un po’ diversa, con amici e conoscenti esterni alla Comunità. Questo dopo anni. Per i giorni di Natale avrei voluto meno freddo e magari un po’ di neve”.

Pietro: “In queste settimane di vacanza ho mangiato molto, sono andato da alcuni parenti il giorno di Natale, a Crema, e poi sono tornato in Comunità la sera. Questo per me è stata una sorpresa, non sapevo che sarebbero venuti a prendermi, e non l’ho presa bene. Siccome non era la giornata giusta, non ho salutato né le mie cugine né gli altri parenti. Spero che comunque le mie cugine e mio zio vengano ancora a trovarmi così potrò chiedere scusa per essere stato sgarbato il giorno di Natale. So di essere un po’ egoista, so di aver sbagliato ma spero di poter chiedere scusa”.

Cesare: “Durante queste settimane di vacanze natalizie sono stato bene. Il 2016 è stato bello, da aprile in poi. Spero che il 2017 possa essere ancora migliore del 2016. Il Natale è il Natale. E’ una delle giornate più importanti dell’anno perché rappresenta l’inizio di una nuova visone delle cose, la nascita di Gesù che ha portato una Parola importante e che prosegue ancora oggi. Ha portato la speranza, una visione nuova del mondo, di come affrontare la vita, un senso nuovo”.

Luigi: “Il giorno di Natale abbiamo mangiato bene e diverso dal solito qui in Comunità. La tavola era adornata a festa. Ci siamo divertiti ed è stata una bella giornata”.

Maddalena: “Il giorno di Natale sono andata a casa dalla mamma. È stata una giornata abbastanza bella, anche se non andava il gas per cucinare. Ho preso una pastiglia perché non stavo molto bene e poi sono stata bene”.

Tutti siamo d’accordo che, bene o male, quello che ci ha offerto la Comunità per questo periodo di feste è per noi molto importante perché sappiamo che ci sono persone che stanno peggio di noi e ci riteniamo fortunati.

Dopo aver fatto il pieno di spirito natalizio, siamo pronti per farvi compagnia anche quest’anno con nuovi articoli. Leggete gente, leggete ancora!

AUGURI DAI “RAGAZZI” DEL BLOG

Visto che stanno per arrivare Natale e Capodanno vorremmo dedicare un pensiero a questo periodo particolare dell’anno.

Maddalena:”Che l’universo abbia la forza di reagire alle disgrazie e alle difficoltà della vita. Io mi sento molto bene in questa Comunità perchè mi sento molto rispettata. Siccome ho sbagliato tanto nella vita, ho patito le pene dell’inferno, mi sono purificata e, pian pianino, ho cominciato a risalire la mia montagna. Ora sono quasi in vetta e ne sono molto felice e vorrei che tutti facessero come ho fatto io: piangere, asciugarsi le lacrime e ricominciare di nuovo.”

Dino:”Nell’universo si litiga spesso e il difficile è portare la pace ed avere la forza di mantenerla.”

Pietro:”L’importante è stare bene e rispettarsi l’uno con l’altro”.

Giorgio:”Il Natale:vera pace, vero amore, vera gioia per se stessi e per gli altri per proseguire nel servire continuando in questa Comunità a ricercare tutti insieme questi sentimenti e altri valori che ci contraddistinguono. Non deve più capitare dalle stelle alle stalle in psichiatria. Non solo buoni propositi ma più fatti. Pensate gente: anche se i malati mentali sono considerati tra gli ultimi o addirittura ultimi dalla società e nella società io direi: beati gli ultimi e gli umili perchè è di loro questo mondo o quello che verrà. Caro babbo Natale, portami in dono la salute del corpo e della mente e ritrovare il mio “io”. Il Natale: tanti regali e tanto mangiare bene!. Pensiero per l’anno nuovo: AUGURI!!!….”.

Auguriamo ai lettori Buon Natale e Felice Anno Nuovo e di star bene in futuro noi e voi! Facciamo i bravi, facciamo i buoni!