GUARIRE SI PUÒ?

Noi ospiti di questa comunità ci chiediamo quali siano le nostre aspettative per il futuro, se guarire è possibile. Se è possibile andare oltre le proprie paure e preoccupazioni. Durante uno degli incontri per il progetto Blog abbiamo letto delle frasi dal libro: “Recovery. Nuovi paradigmi per la salute mentale”. Queste sono alcune delle frasi che più ci hanno colpito:

-La malattia mentale come “processo autenticamente personale, avviato ad un certo punto del decorso e caratterizzato da un impegno attivo del paziente nel tentativo di ripristinare un certo grado di controllo sulla propria vita e di recuperare potenzialità e aspettative di realizzazione di sé”.

-Recovery “non implica primariamente una riduzione dei sintomi o dei deficit, né il ritorno ad un preesistente stato di salute. Richiede piuttosto che il disturbo mentale venga considerato come solo uno degli aspetti della persona nella sua totalità”.

Dietro ogni storia di malattia, di difficoltà, di sofferenza c’è una persona con i suoi sogni, i suoi desideri, i suoi sentimenti e le sue qualità.

Qualunque sia il proprio passato ognuno desidera avere un presente ed un futuro migliore, con l’obiettivo di riuscire a focalizzare le proprie debolezze, i propri problemi per affrontarli ed accettarli.

La guarigione può significare tornare ad un perfetto stato di salute fisico o mentale oppure riuscire a vivere la propria vita in maniera soddisfacente, anche se alcune ferite del corpo e dell’anima si potrebbero protrarre per tutta la vita. Riuscire a dare un significato alla propria vita nonostante ci possano essere delle zone d’ombra e delle difficoltà.

Sarebbe importante, dunque, parlare di accettazione delle proprie debolezze e riconoscimento dei propri punti di forza.

Non bisogna permettere alla sofferenza di far diminuire la sicurezza in sé stessi.

Prima di tutto è importante riconoscere che c’è un problema/dei problemi che ci fanno stare male. Questo però non deve impedirci di riconoscere che ognuno può trovare dentro sé stesso le risorse e la forza per affrontare la sofferenza e il fatto di avere bisogno dell’aiuto di strutture specializzate come la nostra comunità.  È importantissimo che strutture e operatori si attivino concretamente per aiutare le persone e renderle protagoniste del proprio percorso. Nonostante le difficoltà, ognuno può scoprire dentro di sé le risorse per stare bene e per costruire un presente e un futuro sereno.

Guarire si può!

IL NOSTRO NATALE

Le vacanze sono finite e ricomincia l’attività del Blog.

Alcuni di noi vorrebbero raccontare come hanno trascorso le feste.

Giorgio: “Io ho passato delle belle feste, in armonia. Sono stato quasi sempre all’esterno della Comunità, respirando aria un po’ diversa, con amici e conoscenti esterni alla Comunità. Questo dopo anni. Per i giorni di Natale avrei voluto meno freddo e magari un po’ di neve”.

Pietro: “In queste settimane di vacanza ho mangiato molto, sono andato da alcuni parenti il giorno di Natale, a Crema, e poi sono tornato in Comunità la sera. Questo per me è stata una sorpresa, non sapevo che sarebbero venuti a prendermi, e non l’ho presa bene. Siccome non era la giornata giusta, non ho salutato né le mie cugine né gli altri parenti. Spero che comunque le mie cugine e mio zio vengano ancora a trovarmi così potrò chiedere scusa per essere stato sgarbato il giorno di Natale. So di essere un po’ egoista, so di aver sbagliato ma spero di poter chiedere scusa”.

Cesare: “Durante queste settimane di vacanze natalizie sono stato bene. Il 2016 è stato bello, da aprile in poi. Spero che il 2017 possa essere ancora migliore del 2016. Il Natale è il Natale. E’ una delle giornate più importanti dell’anno perché rappresenta l’inizio di una nuova visone delle cose, la nascita di Gesù che ha portato una Parola importante e che prosegue ancora oggi. Ha portato la speranza, una visione nuova del mondo, di come affrontare la vita, un senso nuovo”.

Luigi: “Il giorno di Natale abbiamo mangiato bene e diverso dal solito qui in Comunità. La tavola era adornata a festa. Ci siamo divertiti ed è stata una bella giornata”.

Maddalena: “Il giorno di Natale sono andata a casa dalla mamma. È stata una giornata abbastanza bella, anche se non andava il gas per cucinare. Ho preso una pastiglia perché non stavo molto bene e poi sono stata bene”.

Tutti siamo d’accordo che, bene o male, quello che ci ha offerto la Comunità per questo periodo di feste è per noi molto importante perché sappiamo che ci sono persone che stanno peggio di noi e ci riteniamo fortunati.

Dopo aver fatto il pieno di spirito natalizio, siamo pronti per farvi compagnia anche quest’anno con nuovi articoli. Leggete gente, leggete ancora!

AUGURI DAI “RAGAZZI” DEL BLOG

Visto che stanno per arrivare Natale e Capodanno vorremmo dedicare un pensiero a questo periodo particolare dell’anno.

Maddalena:”Che l’universo abbia la forza di reagire alle disgrazie e alle difficoltà della vita. Io mi sento molto bene in questa Comunità perchè mi sento molto rispettata. Siccome ho sbagliato tanto nella vita, ho patito le pene dell’inferno, mi sono purificata e, pian pianino, ho cominciato a risalire la mia montagna. Ora sono quasi in vetta e ne sono molto felice e vorrei che tutti facessero come ho fatto io: piangere, asciugarsi le lacrime e ricominciare di nuovo.”

Dino:”Nell’universo si litiga spesso e il difficile è portare la pace ed avere la forza di mantenerla.”

Pietro:”L’importante è stare bene e rispettarsi l’uno con l’altro”.

Giorgio:”Il Natale:vera pace, vero amore, vera gioia per se stessi e per gli altri per proseguire nel servire continuando in questa Comunità a ricercare tutti insieme questi sentimenti e altri valori che ci contraddistinguono. Non deve più capitare dalle stelle alle stalle in psichiatria. Non solo buoni propositi ma più fatti. Pensate gente: anche se i malati mentali sono considerati tra gli ultimi o addirittura ultimi dalla società e nella società io direi: beati gli ultimi e gli umili perchè è di loro questo mondo o quello che verrà. Caro babbo Natale, portami in dono la salute del corpo e della mente e ritrovare il mio “io”. Il Natale: tanti regali e tanto mangiare bene!. Pensiero per l’anno nuovo: AUGURI!!!….”.

Auguriamo ai lettori Buon Natale e Felice Anno Nuovo e di star bene in futuro noi e voi! Facciamo i bravi, facciamo i buoni!

A chi e perchè i farmaci in psichiatria

Nell’articolo di oggi parleremo, visto che come ospiti di una Comunità psichiatrica l’argomento ci riguarda, dell’importanza dei farmaci psichiatrici.

I farmaci, in generale, possono avere aspetti positivi, fare bene, ma avere anche aspetti negativi: i cosiddetti effetti collaterali che possono creare diffidenza (“ci penso due volte prima di prendere un farmaco!).

Questo è ancora più sentito se parliamo di farmaci psichiatrici.  Dobbiamo capire che se questi farmaci ci sono è perché ci possono essere utili, anche se può essere più difficile da accettare (“ma io ho davvero bisogno di questo farmaco?”). Anche per i famigliari può essere più difficile accettare dei farmaci psichiatrici rispetto a dei farmaci che riguardano la salute fisica.

Non sempre il primo farmaco che si prova, anche se può essere indicato per la propria problematica, può essere adatto per una determinata persona e può creare in lei effetti collaterali (sedazione, sonnolenza, fatica a concentrarsi, tremori).

Proprio perché il corpo ha un equilibrio molto delicato, e i farmaci possono avere una grande influenza su questo equilibrio, bisogna prestare molta attenzione alla loro somministrazione. Qui entra in gioco l’importanza del rapporto tra psichiatra e paziente. Se anni fa il rapporto tra medico e paziente era più distaccato, oggi la mentalità è cambiata, c’è un maggior coinvolgimento di noi pazienti: c’è più dialogo, si parla insieme della terapia da prendere e degli effetti che ha su ognuno di noi.

Oltre a questo, viene data molta importanza ad informare i pazienti sui farmaci. Qui in Comunità, ad esempio, all’inizio di quest’anno, durante un incontro del gruppo LiberaLaMente, la nostra Dottoressa Ognibene ci ha fornito (usando anche diapositive) delucidazioni sui disturbi più frequenti in psichiatria e sulle funzioni dei farmaci utilizzati (come e perché agiscono in un certo modo).

In conclusione vorremmo ricordare una cosa importante: il farmaco aiuta ma da solo non è tutto, non può sostituirsi all’importanza della volontà, della convinzione, della pazienza, della speranza e della costanza della persona che non si arrende ma continua il percorso di cura; l’importanza di una struttura che accolga, supporti e dia fiducia alla persona, in modo che questa possa intraprendere il proprio percorso per riprendere in mano le redini della propria vita!

NOI COME PERSONE

In questo articolo oggi faremo una riflessione sui cambiamenti avvenuti nell’ultimo secolo sul tema del valore dato alla vita delle persone che si trovano ad affrontare problematiche psichiatriche.

Se pensiamo che negli anni ’30 del ‘900 in Germania…

AUSMERZEN: questa parola indica l’antica usanza dei pastori, prima della transumanza, di sopprimere gli agnelli e le pecore che non erano in grado di affrontare la marcia perché troppo deboli.

Nella Germania nazista questo concetto viene portato agli estremi. Tutto ciò che non era la razza pura, tutto quello che rappresentava il mondo della disabilità fisica e delle problematiche psichiatriche era considerato un peso.

Non tutti  sanno che gli ospedali psichiatrici furono il primo banco di prova del nazismo per il futuro sterminio nei campi di concentramento. Chi entrava negli ospedali psichiatrici era brutalmente considerato un peso, non una persona. Questi ricoverati verranno uccisi e ai familiari veniva detto che erano morti per cause naturali.

Se ci concentriamo nello specifico alla realtà dei manicomi, più vicina a noi e diffusa in Italia nel secolo scorso…

Chi entrava in queste strutture veniva considerato malato, non persona. Il medico con la sua sapienza indicava cosa era meglio fare per il malato. Oggi invece si è arrivati alla creazione di strutture/ comunità dedicate alla salute mentale dove il centro dell’ attenzione è dedicato alla persona, che è libera di esprimere se stessa e partecipa attivamente alla creazione del cammino, insieme agli  operatori, per la ricerca della serenità perduta.

Secondo noi un esempio di queste realtà è la nostra Comunità. Qui noi siamo considerati persone, non malati. L’aiuto degli operatori, le attività proposte nella Comunità, contribuiscono a darci la libertà di esprimere noi stessi e di valorizzare le nostre capacità. Noi che viviamo quotidianamente in queste nuove realtà e vediamo concretamente i cambiamenti che stanno avvenendo, siamo fiduciosi per il futuro per il cammino intrapreso dalle istituzioni. Secondo noi il cambiamento, che sta avvenendo nel mondo della salute mentale, influenzerà il cammino futuro per la cura delle problematiche psichiatriche (noi pensiamo positivo!).

La versione di Pietro

Quando ero piccolo sono stato in collegio. Dopo il collegio sono stato alla “Casa del Sole” a San Silvestro (Curtatone). Qui si studiava, era come essere a scuola. Una volta all’anno andavamo in montagna, a Pinzolo. Per 5 anni poi ho frequentato un Centro ANFFAS dove si ricamava, si lavorava a maglia, si lavorava il compensato. Era stata organizzata anche una serra, si piantavano i fiori e c’era anche l’orto.

Qui ci sono stato fino ai 18 anni, poi sono andato a lavorare all’oratorio di Lonato, dove pulivo la palestra. Ero pagato dalla parrocchia. Qui ho lavorato per 2-3 anni. Dopo 6 mesi che lavoravo in oratorio, è venuta a mancare mia madre, e dopo poco tempo, anche mio fratello.

Questo per me è stato  un momento molto triste. Io vivevo con loro, ma dopo la loro morte ho deciso di vivere da solo invece di andare a vivere con mia zia.

Un giorno è arrivata a casa una lettera dai servizi sociali per andare a lavorare in acciaieria.

I primi due o tre mesi è andato tutto bene, poi il lavoro è iniziato ad aumentare. Io mi sono ammalato per un mese e poi mi sono licenziato. Dopo questo lavoro, sono stato assunto in una cooperativa che si occupava di raccolta differenziata, lavorandoci per dieci anni.

Io abitavo in una casa del comune, ma era molto vecchia e doveva essere demolita, quindi mi sono dovuto trasferire.

La nuova casa però era lontana dal posto di lavoro, era difficile spostarsi anche con i mazzi pubblici, così mi sono dovuto licenziare

Qualche anno dopo gli assistenti sociali hanno fatto domanda ed adesso vivo qua in comunità, Questa per me è stata una esperienza nuova. All’inizio stavo sempre in camera, poi ho iniziato a uscire dalla stanza per conoscere le altre persone che vivono in comunità ed il personale che ci lavora.

Stare da soli non è la stessa cosa che vivere con gli altri. Quando si vive da soli ci si può lasciare un po’ andare, ad esempio mangiare ed andare a dormire quando si vuole, senza regole, perché tanto si è soli. Quando stai da solo e fai uno sbaglio nessuno ti consiglia o ti fa capire che hai sbagliato. Quando invece vivi con gli altri puoi confrontarti e chiedere un consiglio agli altri. Sapere che c’è qualcuno con cui poter parlare è bello perché puoi condividere le preoccupazioni o i pensieri felici con loro.

Le nostre vacanze (Rimini 2016)

Ciao a tutti!!

Siccome alcuni di noi sono stati, nelle scorse settimane, al mare a Rimini, vorremmo dedicare questo articolo ai nostri ricordi del mare e al racconto di queste ultime vacanze.

Giorgio: “Sono contento che, anche quest’anno, la Comunità ci abbia permesso di andare al mare: eravamo una tribù, eravamo in 17. E’  bello, ci si rilassa, si cambia aria. C’è un’aria diversa. Si fanno i bagni di sole e di mare! Si fanno anche lunghe passeggiate.  Anche se il tempo non è stato dei migliori, ci siamo confrontati e ci siamo trovati un po’ abbronzati. Purtroppo non ci sono più le conchiglie in spiaggia come si trovavano da bambini. La sera, dopo il gelato, andavamo tutti a fare compere per negozi. Sempre la sera, alcuni di noi trovavano anche il tempo di andare in riva al mare ad ascoltare il rumore delle onde. Abbiamo scattato tante fotografie che saranno un bel ricordo da guardare.”

Pietro: “Anche io quest’anno sono andato a Rimini. Si sta bene al mare, anche se non ho fatto il bagno perché ho paura dell’acqua: bagnavo i piedi poi tornavo indietro.

Si mangiava molto bene. Mentre dico questo, anche gli altri ricordano e concordano che si mangiava bene.

Durante la vacanza, alcuni di noi sono stati a San Marino. E’ bello ma è un po’ in salita: abbiamo fatto una bella scarpinata. A me è piaciuto più San Marino che Rimini, è più frequentato.”

Silvio: “Sono due anni che non vado al mare. Quest’anno mi è dispiaciuto non andare. Quando ci andavo ero sempre in compagnia della mia infermiera e facevamo lunghe passeggiate sulla spiaggia.”

Dino: “Quest’anno non sono andato a Rimini. Da bambino andavo al mare a Siponto, in provincia di Foggia. Era un bel posto, con la spiaggia e il mare pulitissimi. La sera il mare che meraviglia! Il mare è una cosa meravigliosa, anche per la salute.

Ricordo che, da bambino, facevo la pista per le biglie sulla sabbia e mi divertivo moltissimo. Ero bambino ed era un bel periodo. Anche se sono rimasto in Comunità, come consuetudine anche quest’anno sono arrivate le cartoline da chi è stato a Rimini.

Cesare: “ Ricordo che da bambino il mare aveva un altro sapore. Il ricordo migliore è di quando andavo al mare con gli zii, ero coccolato. Quest’anno a Rimini è stato piacevole, è stata una bella settimana di relax. Sono stato fortunato ad avere una stanza tutta per me, e non è una cosa da poco. La spiaggia non l’ho frequentata quasi mai perché preferivo stare al fresco intorno alla pensione o in camera mia. La sera era un bel momento di socializzazione, era bello uscire al fresco, c’erano tanti eventi sul lungo mare, in riva al mare. Una sera, ad esempio, mi sono divertito molto a partecipare ad un gioco con le altre persone organizzato nell’ albergo.

Quello che ho sottolineato è che in quel periodo il mare era frequentato in maggioranza da famiglie, giovani, pensionati e bambini.”

Dato che, scrivendo questo articolo, abbiamo ricordato dei bei momenti, anche fanciulleschi, legati al mare, auguriamo a chi legge il nostro articolo, di poter ricordare i propri momenti belli delle vacanze di ieri e di oggi.

Buone vacanze a tutti!

Trovare il sole nel cuore

Quando si sta male si può provare un dolore talmente forte che si sente il bisogno di esternare la sofferenza parlando con qualcuno. Il dolore è talmente intenso che in alcuni casi si può stare anche male fisicamente e si vorrebbe buttare fuori la sofferenza.

Spesso però è difficile parlare con qualcuno, trovare una persona che ti comprende e accoglie le tue parole, pronta ad accettarci come esseri umani che possono soffrire, in un mondo dove ci si deve mostrare sempre forti.

Altre volte è vero però che non si riesce a dare un nome alla propria sofferenza, a trovare le parole descrivere il proprio dolore: si sta male ma non si capisce perchè.

Siccome noi non vogliamo essere pessimisti, ma ci piace essere positivi…

Secondo noi la felicità non è essere perfetti fisicamente e mentalmente, ma è accettare se stessi, con i propri punti di forza e le proprie debolezze.

Soffrire o provare tristezza fa parte dell’essere umano. La cosa importante è affrontare la propria sofferenza, cercare di capirla e superarla, accettarla e comprenderla per poter stare meglio, ritrovare (o addirittura provare per la prima volta nella vita) serenità e felicità.

Fortunatamente esistono ancora persone sincere e sensibili in grado di capire che, come esseri umani, si può soffrire; persone disponibili ad ascoltare un amico, un conoscente, che non sta bene, ad esternare e comprendere il proprio dolore per poter tornare (od essere per la prima volta) ad essere felici.

Trovare felicità e serenità non significa comunque dimenticare il dolore che si è provato, la cicatrice rimarrà sempre.

Quello che si può fare però è guardare avanti, ripartire, consapevoli della sofferenza provata e del percorso fatto per comprenderla ed affrontarla, pronti a guardare con fiducia al futuro grazie alla serenità ritrovata.

Concludiamo con una frase di Dino:

“L’importante è riuscire a trovare il sole nel cuore”.

Quando le circostanze ci dividono

Oggi vorremmo dedicare un pensiero ad I., che andrà in un’altra Comunità. Quando una persona (con i suoi pregi e i suoi difetti) della nostra Comunità si trasferisce in un posto diverso, lascia comunque un vuoto con la sua assenza.

Dino: ”Cara I., porta il tuo sorriso nelle case e la pace in ogni famiglia. Ricordo le tue ribellioni e poi quando sei diventata buona e ubbidiente. Eri un po’ ribelle come me.”

Pietro: “ Cara I., non ti dimenticheremo mai.”

Silvio: “Non mi annoierò più con la musica etiope che ascoltavi, anche se ne sentirò la mancanza perché mi ricorda di te.”

Giorgio: “Tutte le volte che una persona lascia la Comunità si pensa di augurarle tutto il bene possibile, anche se lascia un vuoto dietro di sé. Mi piace pensare che andrai a stare bene.”

Ciao I., forse un giorno ci rivedremo nel mondo.

Ti Racconto di Me-Terza Parte-

Oggi vi proponiamo la presentazione di Cesare, che da qualche settimana partecipa al Progetto Blog:

“Ciao sono Cesare, sono solo 5 settimane che sono qua.

Sono di Brescia ma vengo da una Comunità di Mantova.

Fortunatamente l’unica Comunità  della mia vita,  che mi ha lasciato la libertà di crescere senza imposizioni a dispetto di altre strutture che mi hanno fatto più male che bene.

Ho cominciato già negli ultimi mesi là a stare meglio; qua ho trovato molti stimoli positivi, non mi alzo più sperando che arrivi presto la sera, costretto a trascinarmi con fatica per arrivare a sera.

Adesso, anche se c’e’ stato molto, solo  dolore per moltissimo tempo, ci sono cose nella vita  buone, belle, e che è un piacere vivere, sto cambiando e posso vederle, le ho ritrovate.  Non sei più condannato a vivere come una pena la tua vita, con il tuo forte disturbo.

Negli ultimi anni fortunatamente l’approccio delle istituzioni si e’ modificato: è stata messa la persona con certi problemi al centro e non il suo disturbo (Malattia). Si viene a formare tra l’utente e la struttura ospitante\istituzione un alleanza, senza più subordinazione tra ” paziente” strutture  e tutto ciò che lo circonda.  La persona che si trova a vivere dei disagi psicologici non viene più vista come “da salvare dall’esperto”, come un “malato da normalizzare”, qualcuno di inferiore nella società, ma come una PERSONA come tutte le altre, con le sue debolezze e le sue speranze, partecipe e protagonista del suo percorso per ritrovare la serenità e la voglia di vivere.

Si accettano i propri difetti e, come nel mio caso, si riscoprono risorse che non sapevo più di avere e che credevo morte e sepolte.

E’ solo quel po’ di speranza che ti fa andare avanti, non impazzire per sempre, sopravvivere, ed ora invece di accontentarsi di stare meno male si scopre che si può stare anche bene e che vivere è anche bello.

Certe volte mi chiedo cosa succederà in futuro. Ma questa Comunità mi permette di avere una visione  ottimistica della mia vita per la prima volta. Bene.

Ciao e grazie…                                                                                                                  (Cesare Z.)”